3 segnali che indicano come l’ok della SEC sugli ETF Spot Bitcoin sia vicino

Laura Di Maria
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Negli ultimi mesi dell’anno la questione che ha animato la community crypto verte intorno al verdetto della Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense in merito al via libera di un ETF associato al prezzo spot di Bitcoin.

Nelle ultime settimane, invece, gli elementi che fanno pensare a un imminente responso positivo in proposito. Insomma, la SEC potrebbe essere sul punto di dare il via libera a questo strumento finanziario di portata epocale.

Ci sono in particolare tre fattori che suggeriscono la possibilità che la SEC sia sul punto di approvare il primo ETF spot di Bitcoin.

L’intervento radicale e strategico messo a punto da BlackRock


Tra i promoter di un ETF spot di Bitcoin, quest’anno c’è il colosso della gestione di capitali BlackRock. A dirla tutta, il fatto stesso che un gigante della finanza della sua portata abbia presentato richiesta per il nuovo veicolo di investimento all’inizio dell’anno aveva illuminato i cuori dei massimalisti di speranza.

È stato solo dopo il suo ingresso in scena che, come dicono alcuni analisti, è avvenuto un importante cambio di rotta passando dal se al quando il primo ETF spot sarebbe stato approvato.

Di recente BlackRock ha apportato un’importante revisione del dossier presentato in merito alla propria proposta di ETF spot di Bitcoin. In particolare, è stato introdotto un elemento strategico chiave: i rimborsi in contanti. Gli analisti hanno letto questo intervento come il tentativo di assecondare le preferenze della SEC, e così rafforza le possibilità che il nuovo veicolo sia approvato.

In pratica, BlackRock ha accettato le condizioni richiese dalla Commissione in merito alla modalità con cui il fondo crea, in perpetuo in base alla domanda, le quote del fondo. Semplificando molto, il gestore ha accettato la via più onerosa per aggiungere BTC alle quote del fondo accettando di depositare contanti, dollari, coi quali viene poi acquisita la relativa quota di BTC, invece di depositare direttamente Bitcoin.

Il doppio passaggio rappresenta per l’amministratore del fondo un costo maggiore ma per la SEC è invece garanzia di trasparenza rispetto alla fonte usata per procacciarsi i token che compongono, di fatto, il valore del trust.

La stessa condizione è stata dunque approvata anche da WisdomTree e la coppia Ark Invest e 21Shares, anche loro in attesa di un responso a breve.

La SEC ha aumentato gli sforzi per arrivare a una conclusione sulle questioni aperte


La scadenza fissata per un responso si avvicina rapida. Ma non c’è solo la fretta di arrivare preparati all’appuntamento del 15 gennaio, è invece evidente è che la SEC stia dando nuovo impulso alla questione convocando a stretto giro i vari attori coinvolti nelle richieste di ETF, in questo momento sono tredici.

I documenti prodotti dimostrano che gli incontri trattano direttamente temi sul piano del funzionamento tecnico dei prodotti di investimento, tutt’altro che semplici come si potrebbe ingenuamente pensare.

Insomma, ecco un altro segnale che indica come la Commissione si stia impegnando seriamente per raggiungere l’accordo che darebbe vita a questo nuovo tipo di prodotto finanziario.

Gli incontri tra i rappresentanti di BlackRock e i funzionari della SEC, tra cui David Shillman, Tom McGowan e Randall Roy si sono svolti a novembre e altri ne sono seguiti per definire ulteriori dettagli.

BlackRock non è stato l’unico gestore patrimoniale coinvolto. Anche gli altri sono stati convocati, come Grayscale, Franklin e Fidelity. È chiaro che l’intento è definire i termini di un accordo e non presentare una proposta di cui valutare l’opportunità.

I commenti del presidente della SEC Gary Gensler


Il ruolo dell’attuale presidente della SEC Gary Gensler, in questi anni, è stato controverso. Ricopre il suo ruolo dal 2021, l’ultimo anno d’oro delle crypto in ordine cronologico.

La sua elezione era stata salutata con entusiasmo dalla community crypto, erano note le sue posizioni pro-crypto quando ancora non ricopriva il suo ruolo nella Commissione. In quel periodo passarono al vaglio della sua presidenza le prime richieste di ETF associate a Bitcoin. Com’è noto, in quel periodo furono approvati solo gli ETF collegati ai derivati, l’andamento dei future associati a Bitcoin.

Di recente Gensler è tornato a esporsi in prima persona sul tema degli ETF spot di Bitcoin descrivendo l’importanza delle recenti risoluzioni giudiziarie accolte dalla SEC in fatto di ETF di Bitcoin.

A questo proposito, Gensler ha dichiarato:

“In passato abbiamo negato un certo numero di queste richieste, ma i tribunali del Distretto di Columbia si sono pronunciati in merito. Stiamo quindi esaminando nuovamente la questione sulla base di queste sentenze.”

Da queste dichiarazioni si evidenzia il possibile cambio di rotta della SEC, suggerendo una posizione più favorevole nei confronti degli ETF di Bitcoin.

L’insieme di questi tre fattori alimentano le speranze che l’approvazione del primo ETF sia ormai prossima malgrado il noto approccio prudente della Commissione sul tema Bitcoin.

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L’approvazione di un ETF spot associato al prezzo di Bitcoin potrebbe cambiare radicalmente la percezione degli asset digitali da parte degli operatori tradizionali. L’impatto potrebbe essere dirompente, e non solo per il re delle crypto.

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Dopo il mercato toro del 2021, il mining di Bitcoin ha rappresentato un elemento chiave per lo sviluppo della rete di BTC.

L’Hash Rate di Bitcoin, che misura la quantità totale di potenza di calcolo necessaria per minare un blocco di Bitcoin, è salito a un incredibile massimo storico di 456,6 Exahashes al secondo (EH/S).

Dominano la crescita drammatica solo due colossi del settore, Marathon Digital e Riot Platforms.

Marathon, il maggiore miner di Bitcoin al mondo, nel terzo trimestre 2023 ha riferito un tasso medio di hash di 14,2 EH/s. Cioè una crescita del 500% su base annua, pari a circa il 4% dell’hash complessivo della rete. La sua capacità di estrazione si è attestata intorno a 1153 BTC al mese, al cambio attuale circa 42,2 milioni di dollari.

Nel frattempo Riot Platforms ha registrato un nuovo record di hash rate di 10,9 EH/s. Lo ha fatto minando di circa 368 BTC al mese, pari a 13,3 milioni di dollari. Entro l’estate del 2024, le operazioni di Riot dovrebbero crescere fino a 20,2 EH/s.

È chiaro che nel 2023 il mining di Bitcoin è stato il più centralizzato di sempre nella sua breve vita, appena 15 anni di storia.

Le analisi mostrano che oltre il 55% di tutte le ricompense del mining dei blocchi di Bitcoin vanno a due sole pool di mining.

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