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Chi ha venduto BTC spaventato da Silicon Valley Bank ora piange lacrime amare…

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Nell’ ultimo Digital Asset Fund Flows Weekly Report pubblicato da CoinShares si legge che la scorsa settimana i prodotti di investimenti in asset digitali hanno segnato il maggior numero di deflussi settimanali di sempre. Per un totale di 255 milioni di dollari, hanno costituito l’1,0% del patrimonio totale in gestione (AuM) in fuga dal settore.

In termini di percentuale di AuM, il deflusso della scorsa settimana è stato il secondo più grande esodo di capitale crypto, dopo che l’AuM è sceso dell’1,9% in una settimana nel maggio 2019. In quel momento, però, i deflussi dai prodotti di investimento in asset digitali erano stati di soli 52 milioni di dollari.

Bitcoin domina i deflussi

Bitcoin ha dominato i deflussi, lasciando 243,5 milioni di dollari da prodotti di investimento long e 1,2 milioni di dollari da prodotti short. Mentre Ethereum ha registrato un deflusso settimanale di 11 milioni di dollari. I flussi netti delle altcoin sono rimasti pressoché invariati: Litecoin e Tron hanno perso 0,3 milioni di dollari di capitale, mentre Solana, XRP e Polygon hanno guadagnato rispettivamente 0,4, 0,3 e 0,1 milioni di dollari. Altre altcoin hanno perso 1,5 milioni di dollari.

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I deflussi crypto della scorsa settimana hanno annullato gli afflussi netti dell’anno. Al momento i flussi netti si attestano a -82 milioni di dollari dall’inizio di gennaio.

Liquidano BTC per le preoccupazioni bancarie

La scorsa settimana gli investitori hanno scaricato i loro investimenti in asset digitali a un ritmo così elevato a causa delle preoccupazioni per una serie di fallimenti bancari statunitensi di alto profilo legati alle crypto, tra cui Silvergate e SVB Financial. I fallimenti di queste banche hanno provocato il timore di un indebolimento del processo di conversione di valuta fiat a crypto e anche della collateralizzazione della stablecoin USDC di Circle, che aveva alcune riserve presso questi istituti.

Oltre a ciò gli investitori erano preoccupati anche della posizione da “falco” del presidente della Fed sulla necessità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse. Così, venerdì scorso Bitcoin è sceso fino a testare la sua media mobile a 200 giorni e il suo Realized Price nella parte superiore dei 19.000 dollari.

Si sono lasciati sfuggire un rally…

Gli investitori che hanno liquidato le crypto, però, si sono persi un rally da capogiro nel corso degli ultimi due giorni. Infatti Bitcoin è stato scambiato intorno ai 24.000 dollari, con un incredibile rialzo del 24% rispetto ai minimi toccati venerdì scorso.

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Il rally sembra essere provocato dal fatto che le autorità statunitensi sono intervenute per salvare i depositanti di Silvergate e SVB da eventuali perdite e hanno introdotto un nuovo programma di liquidità da 25 miliardi di dollari per evitare ulteriori corse agli sportelli. Oltre al fatto che i mercati si sono ritirati in maniera drastica dall’idea di un possibile inasprimento della Fed. Si ritiene che la Fed non possa continuare a stringere con il sistema bancario statunitense sull’orlo del collasso, soprattutto se si considera che il suo aggressivo aumento di rialzi è stata la causa principale delle vulnerabilità.

Secondo il Fed Watch Tool del CME, i mercati assegnano solo ora il 65% di possibilità che la Fed aumenti i tassi di interesse di altri 25 punti base nel corso del mese. Una settimana fa i mercati assegnavano circa il 30% di possibilità di un rialzo dei tassi di 50 punti base nel corso del mese, e almeno un rialzo di 25 punti base con assoluta certezza.

Adesso i mercati monetari assegnano solo un 32% di possibilità di un altro rialzo dei tassi di 25 punti base (per portare i tassi al 5,0-5,25%) a maggio. Entro la fine del 2023 i mercati monetari prevedono che i tassi d’interesse statunitensi scenderanno intorno o appena sotto il 4,0%. La scorsa settimana, invece, i prezzi erano più orientati verso tassi che sarebbero dovuti essere nell’area del 5,0% entro la fine dell’anno.

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Questa enorme rivalutazione delle aspettative di inasprimento della Fed ha innescato un crollo dei rendimenti obbligazionari statunitensi, con il tasso a 2 anni di nuovo intorno al 4,0%, dopo che solo pochi giorni fa era intorno al 5,0%. Il dollaro USA è comprensibilmente sotto pressione. Questo massiccio allentamento delle condizioni finanziarie da parte delle autorità statunitensi per evitare una crisi finanziaria è estremamente positivo per le crypto, come si evince dall’azione dei prezzi degli ultimi due giorni.

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