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I problemi di MetaMask con l’Apple Store: è tutta una questione di soldi?

Sabato 14 ottobre, l’app del popolare portafoglio crypto MetaMask è stata rimossa (si scoprirà poco dopo, solo temporaneamente….) dall’Apple Store.

Il popolare wallet per criptovalute MetaMask è uno strumento essenziale per accedere a diverse applicazioni decentralizzate (DApp) nell’ecosistema Web3 e conta oltre 30 milioni di utenti in tutto il mondo.

Dopo alcuni rumors, è stato il team di sviluppo stesso a confermare l’accaduto, con un post su X: “Nel caso ve lo stiate chiedendo, siamo consapevoli che MetaMask al momento non è disponibile per il download sullo Store di Apple. Questo non ha nulla a che fare con azioni malevoli e il nostro team sta lavorando duramente per risolvere il problema il prima possibile”.

Cosa che puntualmente è avvenuta dopo poco più di un’ora.

Che cos’è successo?


Dato che il problema è stato prontamente risolto, sembra probabile che fosse strettamente correlato alle politiche dell’Apple Store. È plausibile che la rimozione dell’app sia stata preceduta da una comunicazione diretta agli sviluppatori, nella quale doveva essere specificato il motivo dell’eliminazione.

I programmatori hanno reagito rapidamente, impegnandosi a identificare e risolvere il problema. E l’hanno fatto in tempi straordinariamente brevi.

Quindi hanno sottoposto nuovamente l’app all’esame dell’Apple Store, questa volta superando con successo il test di conformità alle politiche della piattaforma.

Il team di MetaMask ha assicurato che non ci sono preoccupazioni per la sicurezza e che “non sono necessarie azioni da parte degli utenti”.

L’ultimo di diversi problemi…


Questa non è la prima volta che MetaMask ha problemi sia con i suoi utenti, sia con i marketplace delle app controllati dalle grandi aziende hi-tech.

Nel dicembre 2019, Google aveva rimosso l’app dal Play Store affermando che violava le politiche sui servizi finanziari.

Nonostante le obiezioni da parte di MetaMask, Google ha mantenuto il blocco per diversi giorni, prima che le due parti trovassero una soluzione e l’app tornasse disponibile per il download.

La riduzione del 30% dei ricavi di Apple rappresenta una sfida per le app crypto


Il rapporto con Apple può rivelarsi piuttosto complesso per chi intende pubblicare le proprie applicazioni sull’App Store del gigante con il logo della mela morsicata. Questo perché le politiche di Apple impongono agli sviluppatori di versare il 30% dei ricavi derivanti dalle transazioni.

Tale vincolo rappresenta una sfida soprattutto per le aziende operanti nel settore delle criptovalute, che vedono drasticamente ridotti i loro margini. Inoltre Apple impone policy particolarmente restrittive alle app di crypto.

L’azienda di Cupertino, per esempio, di recente ha rimosso l’app social Bitcoin-friendly Damus poiché violava i termini di utilizzo. L’app disponeva di una funzione che consentiva ai creatori di contenuti di ricevere mance in Bitcoin tramite la rete Lightning.

Apple ha visto in questa funzione una violazione delle sue politiche poiché, come abbiamo visto, gli sviluppatori non possono vendere contenuti aggiuntivi in-app a meno che le transazioni non passino attraverso Apple e non siano decurtate della succitata commissione del 30%

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