Il presidente pro-Bitcoin di El Salvador punta alla rielezione nel 2024

Massimo De Vincenti
| 4 min read

Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha ufficialmente presentato la candidatura per le elezioni del prossimo anno. Una mossa che gli oppositori considerano contraria alla costituzione del Paese.

Ma Bukele fa finta di non saperlo e va dritto per la sua strada (forte anche di una sentenza della Corte Costituzionale).

Ma perché ci occupiamo della situazione politica di questa piccola nazione dell’America Centrale? Perché due anni fa – per l’esattezza il 7 settembre 2021 – El Salvador ha stupito il mondo diventando il primo Paese a rendere ufficiale Bitcoin come valuta.

Che cosa è successo da allora? L’esito dell’operazione è complesso da valutare a causa della sua natura non esattamente trasparente e dei molteplici obiettivi prefissati, tra cui l’inclusione finanziaria, la generazione di entrate per il tesoro pubblico e la promozione della reputazione del presidente.

L’esperimento è iniziato con diversi acquisti di Bitcoin da parte del Governo. Quanti però esattamente non si sa, anche perché non viene tenuto un registro pubblico. La cosa più simile a un annuncio di acquisto sono stati i brevi post di Bukele sui social media.

Il sito web nayibtracker.com, che non ha niente a che fare con le istituzioni salvadoregne, mantiene un proprio conto e stima che El Salvador abbia perso il 37% del valore dei suoi investimenti in BTC, dal momento in cui è iniziato a calare nel 2021. Il che equivale a 45 milioni di dollari.

Si ritiene che la nazione abbia attualmente 3.074 Bitcoin per un valore di oltre 100 milioni di dollari. Una cifra importante, anche se non è chiaro chi gestisca questi asset.

La risposta della popolazione

Quando la valuta è stata introdotta ai salvadoregni, l’idea era che fosse utilizzata in tutti i tipi di transazioni: dall’acquisto di cibo da strada a quello di una casa. Con questo obiettivo in mente, il Governo ha aperto un wallet digitale chiamato Chivo e ha regalato a ogni cittadino l’equivalente di 30 dollari in Bitcoin.

Purtroppo centinaia di account Chivo sono stati hackerati e i soldi rubati, insieme con l’identità dei proprietari. Questo ha spaventato molti e disincentivato l’adozione del sistema.

Inoltre uno dei vantaggi delle criptovalute è la rapidità con cui è possibile inviare rimesse dall’estero, un plus su cui il Governo salvadoregno ha puntato molto. Ma, finora, solo l’1,3% delle rimesse è stato trasferito utilizzando wallet digitali basati su criptovalute.

In generale i cittadini di El Salvador preferiscono effettuare transazioni in dollari (che sono diventati moneta legale nel Paese nel 2001), che hanno protetto il potere d’acquisto dall’inflazione e dalle svalutazioni che hanno colpito altre nazioni della regione.

Mónica Taher, vicepresidente di RocketFuel, una società globale di elaborazione dei pagamenti con criptovalute ma che ha rivestito in precedenza il ruolo di direttore della tecnologia e dell’innovazione di InvestSV, l’agenzia governativa per la promozione degli affari del governo Bukele ha fatto il punto della situazione: “L’obiettivo nell’uso del Bitcoin in El Salvador è quello di aumentare la libertà economica delle persone in modo che non ci siano intermediari e, all’interno di questo, di dare a uomini e donne il potere di controllare le proprie finanze. Ma senza un processo educativo coerente, l’adozione su larga scala richiederà molto, molto tempo”.

Nonostante al momento i vantaggi per le persone comuni siano pochi, il passaggio al Bitcoin è stato un successo innegabile per il presidente di El Salvador. Come afferma Andrés Engler, giornalista specializzato in criptovalute per l’America Latina: “Dal punto di vista della risonanza mediatica, ha messo Bukele in prima pagina. Questo è indiscutibile. Per quanto riguarda l’industria delle criptovalute, oggi El Salvador è una figura di spicco. Se chiedi a chiunque nel mondo crypto cosa pensa di El Salvador, lo riconoscerà e probabilmente nominerà subito Bukele”.

Una situazione costituzionale delicata


Ma torniamo al desiderio di Bukele di farsi rieleggere. Secondo la Costituzione del Paese è vietato cercare di ottenere un secondo mandato quinquennale.

Recentemente però la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza a favore di Bukele (sollevando speculazioni su una possibile violazione della legge).

I partiti di opposizione e i gruppi di attivisti hanno manifestato preoccupazione in seguito alla decisione della Corte, descrivendo l’attuale presidente come un dittatore autoritario e definendo le prossime elezioni una “farsa”. Inoltre sostengono che i giudici della corte che hanno dato l’ok per la rielezione siano stati nominati da un legislatore controllato dal partito di Governo.

In tutto questo, gli Stati Uniti – che hanno un’importante voce in capitolo nelle questioni salvadoregne – hanno optato per la neutralità. Brian A. Nichols, Sottosegretario di Stato americano per gli Affari dell’emisfero occidentale, durante una visita nel Paese ha dichiarato: “Deve esserci un ampio dibattito sulla legalità e legittimità delle elezioni. Ma è un dibattito per gli salvadoregni. Avranno l’opportunità di esprimere la loro volontà alle urne e potranno decidere se sono d’accordo o in disaccordo con quanto stabilito dalla Corte”.

La posizione pro-Bitcoin raccoglie consenso


Bukele è salito al potere nel 2019 con la vittoria del suo partito, Nuova Idea, alle elezioni generali, ponendo fine al dominio dei due principali partiti, l’Alleanza Repubblicana Nazionalista e il Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí.

Molti elettori hanno elogiato la posizione a favore di Bitcoin del presidente come un fattore chiave nella rinascita economica. Un recente sondaggio condotto dall’Università Francisco Gavidia mostra che Bukele ha il 70% di sostegno da parte della popolazione.

Sostegno che è legato sia alla crescita economica del Paese sia alla decisione di reprimere le gang violente che da anni flagellano la nazione.

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