Il quotidiano la Repubblica si scaglia contro blockchain e crypto

Christian Boscolo
| 1 min read

Che la stampa generalista non amasse le criptovalute è cosa risaputa. I quotidiani nazionali sono sempre pronti a sparare a zero contro Bitcoin & Co, salvo poi saltare sul carro del vincitore quando la moneta ideata da Satoshi Nakamoto raggiunge guadagni fenomenali.

L’ultimo attacco frontale alle criptovalute arriva dal quotidiano nazionale la Repubblica attraverso un lungo post sul suo sito web dal titolo illuminante: Frodi, furti e crac improvvisi, il grande bluff delle criptovalute di cui vi forniamo un breve estratto.

Bisogna essere realisti

Che le crypto abbiano subito un duro colpo alla loro immagine nessuno lo nasconde. Il recente fallimento di FTX così come il crollo di LUNA, e le innumerevoli truffe legate alle altcoin, hanno dimostrato che si tratta di un settore estremamente pericoloso in ogni ambito. Questo perché siamo di fronte a una novità epocale, difficile da normare e regolamentare per diversi motivi che non è possibile spiegare in questa sede.

Ad oggi ancora si faticano a tassare le grandi aziende del Web (che viene considerato il WEB2), e con le crypto stiamo parlando della generazione successiva, visto che si parla di WEB3.

Ma non faziosi

Ma dire che si tratta di un settore pericoloso è molto diverso dall’affermare che siamo di fronte a un imbroglio colossale. 

Dichiarare che la Blockchain (di questo sono fatte le crypto) sia una tecnologia senza alcuna funzione sociale positiva è una manifestazione di ignoranza. Ad oggi la Blockchain è già una realtà in diversi ambiti, da quello più conosciuto dei metaversi fino al tracciamento delle filiere produttive che in questo modo vengono certificate da un registro comune e non modificabile.

Per non parlare del loro utilizzo in casi d’uso recenti; in California la Blockchain verrà utilizzata per i registri della motorizzazione, in passato è stata usata per la certificazione delle vaccinazioni del Covid in diversi Paesi europei. Inoltre di recente è stata utilizzata nel settore dei viaggi, e potrei andare avanti con un elenco quasi infinito.

Ad oggi le criptovalute (non solo Bitcoin) vengono utilizzate soprattutto nei Paesi dove l’inflazione è insostenibile. Non è un caso se tra i 5 Paesi a maggiore adozione crypto nel 2022 svettino il Vietnam e le Filippine, oltre all’Ucraina all’Iindia e agli USA. Un altro caso d’uso interessante e troppo spesso sottovalutato.

Insomma, siamo seri.

 

 

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