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L’energia sostenibile domina il mining di Bitcoin – La ricerca di Daniel Batten

Bitcoin

Negli ultimi anni la popolarità di Bitcoin è cresciuta in maniera esponenziale. La sua fonte di energia, però, è stata oggetto di forte dibattito e controversa, visto che molti ritengono che la sua estrazione comporti un impatto ambientale significativo. Ma è realmente così o sta diventando una crypto green?

Il Cambridge Centre for Alternative Finance (CCAF) aveva inizialmente supposto che la rete di Bitcoin fosse alimentata principalmente dal carbone, ma ora ha scoperto che questo non è del tutto vero. Infatti il vicepresidente di ClimateTech, Daniel Batten, aveva suggerito che la loro conclusione avrebbe dovuto essere rivista, dato che non includeva i dati del mining off-grid.

Nella sua ultima ricerca Batten ha tenuto conto di quest’ultimo dato. E così è venuto fuori che la principale fonte di energia usata per il mining di Bitcoin è l’energia idroelettrica.

Bitcoin e l’energia idroelettrica: l’energia pulita che alimenta il mining

A quanto pare, il 23% di tutto il mining di Bitcoin utilizza questa fonte di energia. Tra tutte le fonti energetiche sostenibili, l’energia idroelettrica è quella più utilizzata dal mining off-grid. Ci sono diverse società come OceanFalls, Blockfusion, Hut8, Iris, Sato, Terawulf, Statar/Lake Parime, Gridshare e HPG che utilizzano esclusivamente o principalmente energia idroelettrica.

La seconda fonte di energia sostenibile è l’energia eolica, che rappresenta ormai il 14% dell’energia totale utilizzata per il mining di bitcoin. Aziende come Marathon, che possiede 14 EH di hashrate, si avvalgono principalmente di parchi eolici per generare energia, contribuendo così a raggiungere questo risultato.

L’elevata percentuale di energia eolica sulla rete di ERCOT, dove si trova ora quasi 1/4 della rete di mining di Bitcoin, è un altro fattore che spiega la forte presenza dell’energia eolica.

Nella sua ultima ricerca, Daniel Batten ha rivelato che la fonte predominante di energia è l’idroelettrica (23%). Il carbone, il gas e l’energia eolica seguono in ordine. Inoltre ha presentato un confronto interessante.

Come gli eV, Bitcoin è una tecnologia completamente elettrica che non produce emissioni dirette, ma le sue emissioni (scope2) sono causate dall’utilizzo di energia generata in parte da combustibili fossili.

A differenza degli eV, il mining di Bitcoin non dipende completamente dalla rete elettrica, e questo significa che la fonte energetica e le emissioni possono variare in base al mix di rete di ogni Paese.

Gli eV sono un tipo di tecnologia esclusivamente legata alla rete su cui si trova. Se dovessero essere distribuiti in tutto il mondo, ci aspetteremmo che la maggior parte di questi veicoli abbia come fonte principale di energia il carbone (36,7%) e il gas (23,5%), con un impatto negativo sulla sostenibilità ambientale.

Nella recente ricerca condotta da Daniel Batten, si è scoperto che il processo di mining di Bitcoin utilizza una percentuale simile di gas (21,14%), ma una quantità inferiore di carbone come fonte energetica (22,92%). Si tratta del 38% in meno rispetto agli eV.

Inoltre Batten osserva che tenendo conto del modello BEEST (Tracker della sostenibilità energetica e delle emissioni di Bitcoin), sembra che la composizione sostenibile della rete di Bitcoin stia aumentando del 6,2% all’anno. Quindi, se dovesse continuare a crescere è probabile che le percentuali relative a carbone, gas e altri fonti di combustibili fossili diminuiscano.

Nonostante molte critiche su come il mining di Bitcoin possa impattare sull’ambiente, ci sono evidenze che dimostrano come il mining stia diventando sempre più sostenibile grazie all’utilizzo di energie pulite.

Daniel Batten non è il solo, anche il Bitcoin Mining Council a maggio 2022 aveva pubblicato un rapporto affermando che il 58,4% del mining di BTC utilizzava già energia pulita.

 

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