Perché i videogiochi Web3 non sono ancora all’altezza?

Lucio Prosperi
| 8 min read

 

Il 2023 è stato un anno fantastico per i gamers, con titoli come Baldur’s Gate, Zelda: Tears of the Kingdom, Alan Wake 2 o Spiderman 2, che hanno letteralmente incendiato gli schermi. Questi giochi hanno avuto successo, anche tra chi investe in criptovalute, grazie a un gameplay accattivante, storie avvincenti e grafica mozzafiato.

In questo panorama, trovano posto anche i giochi Web 3.0, che fanno di tutto per attirare l’attenzione con i loro NFT scintillanti e le promesse di decentralizzazione. E ci vengono presentati come la prossima grande rivoluzione nel mondo dei videogiochi, grazie alla magia della blockchain.

Ma, diciamocelo, finora sembrano più una curiosità di nicchia che una vera rivoluzione. Perché questa nuova ondata di giochi crypto fatica a competere con i giganti del mondo dei videogame?

Abbiamo deciso di indagare sulla questione. Esploreremo cosa rende i giochi Web 3.0 così diversi ma anche perché non sono ancora riusciti a conquistare i cuori dei giocatori. È una questione di tecnologia, di design o semplicemente di tempismo?

Contesto ed evoluzione dei giochi Web3


Inizialmente, i videogiochi e la blockchain hanno cominciato timidamente a flirtare. Tutti ricordiamo i primi giochi Web3, un po’ imbarazzanti ma, del resto, gli inizi sono sempre difficoltosi.

Prendiamo per esempio CryptoKitties. Il concetto? Allevare e scambiare gattini virtuali sotto forma di NFT.

Carino, ma non proprio il tipo di avventura che ti tiene sveglio la notte. Eppure, questo gioco ha fatto scalpore (siamo nel 2017), congestionando persino la rete Ethereum dell’epoca. Era nuovo, era divertente ma, siamo realisti, non stava certo per sostituire Zelda: Breath of the Wild, uscito nelo stesso anno.

CryptoKitties è stato creato da AxiomZen, uno studio nuovo che presenta il suo primo gioco, nel quale allevare e scambiare gattini sotto forma di NFT sulla Blockchain Ethereum. L’economia è indubbiamente nuova mentre il gameplay… beh, ci avviciniamo di più al Tamagotchi degli anni ’90.

In seguito, la software house ha lanciato Kittyverse, che offre più opzioni: “combattimenti” di gattini (con scommesse sugli esiti), Marketplace e molto altro. Non male ma ancora nessun vero gameplay in vista.

La “rivoluzione” di CryptoKitties non risiede nel gioco stesso ma piuttosto nell’aspetto economico: i giocatori possono guadagnare denaro “giocando” e, soprattutto, scambiando i loro gatti. I “giocatori” di CryptoKitties non sono veramente gamers ma investitori.

L’innovazione risiedeva nell’uso della tecnologia blockchain, tutto il resto era solo una pallida imitazione di un gioco web 2.0. Era nuovo, era divertente. Ma era solo l’inizio.

Oggi si dice che i giochi blockchain siano molto migliori e più divertenti. È vero?

Play to earn o pay to win?


E così arriviamo al punto centrale: l’economia dei giochi Web3. Spesso si parla del concetto di “Play to Earn” come della rivoluzione nel mondo dei videogiochi. Ma è davvero così, o si tratta piuttosto di una versione camuffata del vecchio “Pay to Win”?

Focalizziamoci un attimo sul concetto di “Play to Earn”. I giochi Web3 hanno iniziato a “parlare di soldi” e di guadagni reali. Un esempio perfetto è Axie Infinity che mette a disposizione un mondo in cui allevare, fare combattere e scambiare adorabili creature, gli Axies, e dove guadagnare criptovalute giocando.

Sulla carta, sembra un sogno diventato realtà per ogni videogiocatore.

Per partecipare, i nuovi giocatori devono acquistare degli Axies, almeno tre, il che costa a volte centinaia (se non migliaia) di euro. Quindi, prima ancora di iniziare a “guadagnare”, bisogna”pagare”. E non cifre trascurabili.

Questi acquisti generano profitti per i giocatori che hanno venduto i loro Axies. A loro volta, i nuovi giocatori devono sperare che altre persone si uniscano al gioco, per vendere loro gli Axies, e così via. Un vero e proprio sistema piramidale! Se l’afflusso di nuovi giocatori si interrompe, il valore dei token diminuisce e si perde denaro…

Inoltre, questo modello economico solleva una questione etica. Il fine di un gioco dovrebbe essere guadagnare denaro o divertirsi? Nel caso di Axie Infinity, sembra che il piacere di giocare passi in secondo piano, eclissato dalla corsa al profitto. Tanto più che i combattimenti sono monotoni e lenti.

Non sorprende, dunque, che l’accoglienza della comunità dei gamers a questi prime tentativi sia stata tiepida. Gli appassionati di videogiochi vedevano questi giochi più come occasioni per guadagni rapidi piuttosto che vere esperienze ludiche.

Tanto più che molti di questi giochi mancavano di profondità, di ricchezza narrativa o di un gameplay accattivante, elementi essenziali quando si parla di videogame.

Axie Infinity (e altri giochi Web3 simili) si trovano al crocevia tra il gioco e l’investimento finanziario. E questa frontiera sfocata tra “Play to Earn” e “Pay to Win” pone un serio problema: il videogioco si può trasformare da esperienza ludica in una sorta di casinò digitale, dove il piacere di giocare è secondario rispetto all’avidità del guadagno?

È davvero questa la direzione che vogliamo che l’industria dei videogiochi prenda?

Le sfide dei Giochi Web3 – Qualità ed esperienza di gioco


Quali sono le sfide che i giochi Web3 devono affrontare? Il primo grosso problema è legato alla qualità e all’esperienza di gioco. Quando si confrontano i giochi Web3 con i videogiochi tradizionali, beh, la differenza è abissale. Sia a livello di gameplay, trama, esperienza di gioco, musica… i giochi web 3.0 non sono minimamente paragonabili.

Un buon videogioco è come un buon film: ti trasporta in una storia avvincente. Sfortunatamente, molti giochi Web3 si accontentano di innestare elementi blockchain su meccaniche piuttosto basilari, senza davvero preoccuparsi di un gameplay innovativo.

Guardate la maggior parte dei giochi Web3. Spesso assomigliano a repliche un po’ scialbe di giochi Web 2.0. Quanti cloni di “FarmVille” o “TFT” con NFT abbiamo visto in questi anni?

Gli sviluppatori dei giochi web 3.0 tendono a concentrarsi così tanto sull’aspetto “tokenomics” o sul “guadagnare denaro” che dimenticano i fondamentali: un gameplay coinvolgente, una storia intrigante, personaggi memorabili, il tutto al servizio di un’esperienza divertente.

I giochi Web3, al momento, sembrano avere difficoltà a uscire dall’ombra dei loro predecessori Web 2.0. Hanno certamente il potenziale per cambiare le regole ma, per farlo, devono prima affrontare la sfida di fornire un’esperienza che vada al di là della semplice speculazione sugli NFT.

Questioni tecniche


Entriamo ora nel vivo delle questioni tecniche dei giochi Web3. Nei giochi tradizionali il lag è uno degli aspetti più fastidiosi. Ma non è nulla rispetto ai problemi di scalabilità e alle prestazioni legati alla blockchain.

La blockchain è fantastica sulla carta ma, quando si tratta di gestire milioni di transazioni per giochi popolari, accusa spesso il colpo. I ritardi nelle transazioni e le spese elevate possono trasformare un’esperienza di gioco piacevole in un vero e proprio rompicapo.

Per il giocatore medio, inoltre, entrare nel mondo dei giochi Web3 rischia di essere piuttosto complesso. Tra la creazione di wallet, le transazioni in criptovaluta e la comprensione degli NFT, diventa quasi un gioco a sé stante… con la differenza che spesso non è divertente.

Per molti, dunque, l’accesso è già un ostacolo troppo grande. Perché complicarsi la vita con tutte questi passaggi quando si può semplicemente “premere play”?

Inoltre, le criptovalute e gli NFT si trovano ancora in una zona legale “grigia” in molti Paesi. Alcuni governi stanno iniziando a bussare alle porte di questi mondi virtuali, introducendo regole e tasse. Ciò potrebbe portare ulteriori complicazioni per i giocatori e gli sviluppatori.

Immaginate dover essere obbligati a dichiarare i vostri guadagni derivanti dal gioco al fisco. Non proprio il tipo di “bonus” che i giocatori sperano di ottenere.

In sintesi, tra sfide tecniche, barriere all’ingresso, rischi di sicurezza e incertezze normative, i giochi Web3 hanno ancora molta strada da fare. Devono dimostrare, non solo di poter offrire un’esperienza di gioco gratificante, ma anche di poterlo fare in modo sicuro, stabile e accessibile.

Conclusioni: I progressi necessari


Nonostante i progressi significativi, il settore dei giochi Web3 deve ancora superare degli ostacoli.

La chiave del successo risiede nell’equilibrio tra innovazioni blockchain e un’esperienza di gioco coinvolgente, focalizzata sul giocatore. Al momento, questo bilanciamento rimane difficile da raggiungere, il che spiega perché i giochi Web3 non abbiano ancora raggiunto il livello dei loro omologhi tradizionali.

Anche se stanno emergendo giochi blockchain “Triple A”, come Shrapnel o Illuvium, ciò non cambia il fatto che siano ancora una volta fortemente ispirati ai giochi web 2.0.

Questa situazione solleva una questione cruciale: giochi come Call of Duty come hanno raggiunto il loro stato leggendario? La risposta è semplice: puro intrattenimento. Call of Duty non è solo un gioco; è un’esperienza, una cultura, un fenomeno sociale.

Inoltre gli sviluppatori Web3 sembrano faticare comprendere appieno l’essenza dei videogiochi. Certamente, i giocatori amano gli sparatutto ma copiare questa formula, e aggiungere modi per guadagnare denaro, non è sufficiente per creare una comunità.

Perché sì, nel cuore dell’industria dei videogiochi, è la comunità che fa la differenza. Un punto in comune con le criptovalute, certo, ma con una differenza fondamentale: i giocatori vogliono giocare, gli investitori vogliono investire.

Forse il vero problema dei giochi Web3 non sta nella loro tecnologia o nel loro gameplay, ma nella narrazione che cercano di vendere. Guadagnare denaro giocando è un’idea accattivante, ma se l’esperienza di gioco non è all’altezza, a cosa serve? Le ore trascorse su un gioco dovrebbero essere un piacere di per sé, non solo un modo per riempire il proprio wallet virtuale.

Alla fine, i giochi Web3 hanno del potenziale ma devono imparare dai loro predecessori. Intrattenimento, coinvolgimento e immersione devono venire prima; gli aspetti economici sono secondari.

Se i giochi Web3 possono catturare l’essenza di ciò che rende un gioco memorabile e coinvolgente, integrando in modo intelligente gli elementi della blockchain, allora potranno aspirare a un posto nel cuore dei giocatori.

Fino ad allora, rimarranno curiosità digitali, esperienze interessanti forse, ma lontane dall’impatto culturale e comunitario dei giganti dell’industria videoludica.

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