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Potrebbe esserci la National Security Agency dietro alla creazione di Bitcoin?

Chi ha creato Bitcoin? Questa semplice domanda non ha ancora avuto una risposta. Sebbene, dal 2009, sono milioni le persone che vogliono investire in Bitcoin e siano emerse molte teorie, la verità è ancora avvolta nel mistero.

Alcune ipotesi, però, appaiono più convincenti di altre. Come per esempio quella che Bitcoin potrebbe essere una creazione della National Security Agency (NSA), un’importante entità dell’intelligence americana.

Quali sono le ipotesi alla base di questa teoria? È plausibile?

Bitcoin sarebbe “fuggito” da un laboratorio della NSA


Secondo alcuni insider un laboratorio di ricerca in crittografia della NSA avrebbe sviluppato la rete Bitcoin. Successivamente, il progetto sarebbe stato abbandonato e/o rifiutato dall’agenzia americana (per ragioni ignote).

Questa ipotesi vi sembra bizzarra? Non la pensa così Nic Carter, partner di Castle Island Ventures. Secondo lui, “un ricercatore ha ritenuto [il progetto] troppo valido per lasciarlo inutilizzato e ha scelto di pubblicarlo segretamente”.

Questa teoria supporta le precedenti rivelazioni dell’imprenditore Daniel Roberts che, lo scorso 14 settembre, ha pubblicato su X delle schermate di un documento d’archivio della NSA dal titolo “Come creare una valuta: la crittografia del denaro anonimo”.

Due elementi sospetti hanno attirato l’attenzione di Roberts e della comunità crypto. In primo luogo, il titolo del documento assomiglia in modo sorprendente al quello del white paper di BTC: “Bitcoin: un sistema di pagamento elettronico peer-to-peer”.

Il secondo elemento è che, nelle note a piè di pagina, viene menzionato un certo “Tatsuaki Okamoto”. Secondo Carter, se la somiglianza tra il nome di questo accademico e Satoshi Nakamoto è evidente, anche se non costituisce il punto centrale della sua ipotesi:

“Sarebbe potuto essere usato come fonte d’ispirazione per Satoshi. Ma non è davvero un elemento fondamentale della teoria”.

Una questione di etimologia


Il nome Satoshi Nakamoto, però, sembra avere più di qualche legame con la CIA. Almeno a livello etimologico.

Traducendo Satoshi Nakamoto in giapponese, infatti, emerge quanto segue: Satoshi = “fonte di saggezza o di intelligenza” e Nakamoto = “origine media, centrale o radice”. Il collegamento con “Central Intelligence” appare una conseguenza piuttosto logica.

Ma non bisogna trarre conclusioni troppo affrettate. Come fanno notare alcuni osservatori, infatti, è improbabile che un’agenzia di intelligence lasci una traccia così evidente del proprio coinvolgimento.

Per questo Carter sostiene l’ipotesi di una fuga. Se la NSA non avesse lasciato indizi diretti, potrebbe essere stato uno dei suoi collaboratori o dipendenti a farlo al suo posto.

Dubbi e punti deboli di questa teoria


La teoria della NSA è interessante. Tuttavia, pone diversi problemi. In primo luogo, senza rinnegarla completamente, sarebbe molto difficile identificare concretamente i responsabili di questa invenzione e/o di questa fuga all’interno della NSA.

Inoltre, alcuni osservatori come Matthew Pines, direttore dell’intelligence presso la società di sicurezza informatica Krebs Stamos, pensano che si tratti di un insieme complesso di protagonisti.

Secondo lui, si tratterebbe di un “incrocio tra i nerd della crittografia della NSA e i nerd cypherpunk. Sospetto che Satoshi (o almeno i suoi/loro stretti collaboratori intellettuali) abbiano forti legami con la NSA ma non credo che Bitcoin stesso o il white paper siano stati ufficialmente approvati”.

Quindi, se fosse vera questa ipotesi, avremmo una varietà di personaggi promotori di Bitcoin, che collaborano più o meno strettamente con la CIA.

Secondo Raoul Pal, ex dirigente di Goldman Sachs, non sarebbero coinvolte solo agenzie di intelligence americane ma anche internazionali. In un’intervista concessa a Impact Theory all’inizio del 2023, ha dichiarato:

“Penso che il Governo americano e quello britannico, cioè la NSA e il GCHQ nel Regno Unito, che sono i due principali centri mondiali di crittografia, abbiano inventato Bitcoin”.

Bisogna però rimarcare che tutte queste idee, anche se sostanzialmente credibili, rimangono nel campo delle supposizioni.

È ciò che Jeff Man, ex analista di crittografia della NSA, riassume in un’intervista a Cointelegraph nell’agosto scorso: “Sebbene sia possibile che l’agenzia abbia creato Bitcoin per scopi di intelligence, resta a mio giudizio altamente improbabile”.

In sintesi, un Bitcoin made NSA rimane al momento una teoria. Affascinante quanto si vuole ma sempre una teoria.

Chissà se prima o poi qualcuno riuscirà a scoprire la verità…

L’importanza del mining per Bitcoin


Bitcoin Minetrix

Indipendentemente da chi l’abbia creato, uno dei cardini di Bitcoin è il mining, il processo attraverso il quale vengono creati nuovi BTC e vengono registrate tutte le transazioni sulla blockchain.

I miner che se ne occupano ricevono delle ricompense sotto forma di Bitcoin dunque, sulla carta, sarebbe un metodo molto interessante per guadagnare.

Abbiamo detto “sulla carta” perché da tempo il processo è diventato estremamente costoso e quindi appannaggio di grandi pool di mining che, di fatto, hanno estromesso i piccoli investitori. E qui entra in gioco Bitcoin Minetrix.

Si tratta di un progetto che mira a tokenizzare lo spazio del cloud mining per eliminare le truffe diffuse nell’industria e aiutare gli utenti comuni a estrarre Bitcoin attraverso una piattaforma di mining innovativa e decentralizzata.

Il cloud mining non è nulla di nuovo nello spazio delle criptovalute. Consente alle persone di fare il mining senza doversi sobbarcare l’acquisto dell’oneroso hardware che è indispensabile per l’operazione.

In questo modo gli utenti possono affittare una parte della potenza computazionale presso un centro di mining dedicato e iniziare così a guadagnare ricompnese sotto forma di $BTC.

Poiché il cloud mining è un processo centralizzato, però, le persone vengono vincolate a contratti a lungo termine e a significative spese. Il tutto per ottenere molto spesso entrate dal mining alquanto risicate.

Bitcoin Minetrix intende cambiare questa situazione attraverso la tokenizzazione del settore, che garantisce che gli utenti mantengano il controllo completo dei propri asset in ogni fase del processo, offrendo completa flessibilità.

Una volta acquistato il token $BTCMTX è sufficiente metterlo in staking per ottenere crediti di mining, che possono essere bruciati in cambio di tempo di mining sull’infrastruttura di cloud mining.

I $BTCMTX possono essere venduti in qualsiasi momento e gli utenti non sono tenuti a vincolarsi a contratti a lungo termine.

Inoltre, i contratti intelligenti gestiscono automaticamente le allocazioni e i guadagni in $BTC, fornendo completa trasparenza.

Doppi guadagni potenziali


Un’altra ragione per cui $BTCMTX piace agli investitori è il suo potenziale di garantire un duplice guadagno.

Poiché Bitcoin Minetrix è una piattaforma di staking, fornisce – oltre ai crediti di mining – ricompense per chi fa staking, con un APY che al momento è del 170%.

Queste ricompense si aggiungono, ovviamente, ai guadagni che si ottengono attraverso il mining di $BTC. Inoltre, gli investitori si aspettano rendimenti consistenti anche dalla crescita del valore del token stesso.

Per tutte queste ragioni non è una sorpresa che gli analisti ipotizzino l’ingresso di una nuova generazione di miner nello spazio del cloud mining, il che appare una conseguenza logica del successo che la prevendita di Bitcoin Minetrix sta ottenendo, visto che al momento il traguardo dei 3,7 milioni di dollari è davvero a portata di mano.

 

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