Impatto ecologico di Bitcoin – Il sistema finanziario tradizionale consuma 38 volte tanto!

Gaia Rossi
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Bitcoin

Il mining è il processo che permette all’algoritmo proof of work di Bitcoin di funzionare in maniera sicura e decentralizzata.

Per favorire la decentralizzazione, la scrittura di ogni blocco viene affidata a chi risolve per primo un problema crittografico che richiede un enorme sforzo di calcolo e, conseguentemente, di energia per alimentare i computer che lo eseguono.

Questo processo è stato a lungo oggetto di critiche per il suo impatto ambientale, dato che richiede grandi quantità di energia.

Mentre alcuni sostengono che il mining di Bitcoin sia una fonte di inquinamento e contribuisca al riscaldamento globale, altri ritengono che il suo impatto non sia significativo anche perché vengano utilizzate prevalentemente energie rinnovabili, che sono più economiche.

Ad esempio l’ultimo rapporto di CoinGecko afferma che questo processo non è così energivoro come si potrebbe pensare e che 1 ora di utilizzo dell’asciugatrice casalinga consuma più di Bitcoin.

Quindi l’inquinamento causato dal mining è reale o una leggenda? Quali dati e soprattutto alcuni esempi, ci aiuteranno a capire meglio la situazione.

Quanto consuma Bitcoin?


Secondo il Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI), uno strumento creato dall’Università di Cambridge per monitorare il consumo energetico di Bitcoin in tempo reale, la rete Bitcoin attualmente assorbe circa 131 terawatt-ora (TWh) di energia all’anno.

BTC

Fonte: Global trends in gold mining: Towards quantifying environmental and resource sustainability

Questo valore è equivalente all’intero consumo elettrico annuale della Norvegia (ma parliamo di una nazione con appena 5 milioni di abitanti). Inoltre il CBECI ha dimostrato che il consumo energetico di Bitcoin supera quello di Paesi come Argentina e Svezia.

Inoltre dai dati forniti dal Bitcoin Energy Consumption Index (BECI), uno strumento sviluppato dal sito Digiconomist per calcolare il consumo energetico di Bitcoin, emerge che l’impatto ambientale della crypto sia di circa 72 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) all’anno. Un valore che supera le emissioni annuali totali della Nuova Zelanda.

Questi dati possono sembrare impressionanti, ma bisogna inserirli in un contesto più ampio. Bitcoin infatti non è l’unico sistema monetario presente. Anche il sistema finanziario tradizionale, che comprende banche, carte di credito, bancomat, consuma energia, ma è più difficile da quantificare.

Secondo uno studio pubblicato nel 2019 dall’Università Tecnica di Monaco, il sistema finanziario tradizionale consuma tra i 2.340 e i 3.861 TWh all’anno, ovvero tra le 23 e le 38 volte in più rispetto a Bitcoin.

Inoltre il consumo energetico della crypto non è necessariamente sinonimo di inquinamento.

Tutto dipende dalla fonte di energia utilizzata per alimentare le macchine impiegate nel processo di mining.

Se questa energia proviene da fonti come il carbone o il gas naturale, si traduce in emissioni di CO2 che contribuiscono al surriscaldamento globale.

Tuttavia, se l’energia proviene da fonti rinnovabili, come l’energia idroelettrica, eolica o solare, le emissioni di CO2 sono minime o addirittura nulle e rispetta l’ambiente.

L’energia sostenibile domina il mining di Bitcoin


Ad esempio nello studio del Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index è emerso che circa il 60% dell’energia utilizzata dalla rete di Bitcoin proviene da fonti rinnovabili, rendendo BTC uno dei sistemi più ecologici al mondo.

Questo perché i miner cercano di ridurre i costi per massimizzare i profitti, scegliendo zone dove l’elettricità è abbondante e a buon mercato, come l’Islanda, il Canada o la Scandinavia, che producono energia rinnovabile a basso costo.

 

Bitcoin

Bitcoin Amsterdam 2023

Perchè quindi si ritiene che il mining possa inquinare? La conferenza sul mining a Bitcoin Amsterdam 2023 ha suscitato  vivaci discussioni sui vantaggi del mining nell’Unione Europea (UE) e sull’immagine del mining su larga scala.

Durante l’evento, Sam Tabar, CEO di Bit Digital, Frank Holmes, presidente esecutivo di Hive Technologies, e Benjamin Gagnon, direttore del settore del mining di Bitfarms Ltd, sono intervenuti e hanno spiegato le scelte delle loro aziende.

Frank Holmes ha raccontato che ha scelto di stabilire le operazioni di mining in Islanda, in quanto dispone di un energia economica ed ecologica. Infatti, la maggior parte dell’elettricità islandese proviene da dighe idroelettriche e fonti geotermiche e ciò riduce l’emissione di CO2 del mining.

Benjamin Gagnon, in qualità di direttore del settore del mining di Bitfarms Ltd, ha spiegato che la sua azienda sceglie di stabilire le proprie operazioni in aree in cui l’energia è poco sfruttata. In questo modo si massimizza l’efficienza energetica e si riducono i costi, promuovendo al contempo lo sviluppo economico locale.

Inoltre ha ricordato che l’estrazione dell’oro ha avuto un impatto ambientale maggiore rispetto al mining di BTC e che, nonostante gli sforzi per sostenere le comunità locali in Africa, rimane devastante per l’ambiente.

Benjamin Gagnon ha ulteriormente sottolineato che il settore del mining di Bitcoin continua a essere soggetto a tasse e critiche ingiustificate, nonostante non sia così intensivo dal punto di vista energetico come alcuni potrebbero pensare.

Nel contesto del dibattito sul mining di Bitcoin, che è diventato notevolmente polarizzato, Frank Holmes ritiene che entrambi i gruppi siano concordi sul fatto che il mining è, in realtà, un sistema molto più favorevole rispetto al tradizionale sistema finanziario. Tuttavia, l’uso dell’elettricità in relazione a Bitcoin non è ancora ben compreso.

Inoltre Sam Tabar ritiene che Bitcoin sia una “minaccia per la finanza”. Per questo sostiene che la finanza tradizionale stia utilizzato ogni pretesto per screditare la crypto, arrivando persino a menzionare gruppi come Greenpeace.

GreenMining DAO rivoluziona il settore del mining


Durante l’evento, Doszpod Bálint, rappresentante di GreenMining DAO, ha illustrato in che modo l’azienda sta rivoluzionando il settore del mining di Bitcoin per renderlo più sostenibile ed ecologicamente responsabile.

GreenMining DAO si impegna infatti ad utilizzare esclusivamente energia proveniente da fonti rinnovabili. Inoltre, l’azienda opera in Paraguay, un paese in cui la produzione di energia supera di gran lunga la domanda nazionale.

Questo surplus energetico proviene dalle numerose cascate presenti nel paese e viene sfruttato per alimentare i suoi impianti di mining attraverso l’energia idroelettrica. Questa strategia non solo riduce l’impatto ambientale legato al mining di Bitcoin, ma utilizza anche in modo responsabile una risorsa naturale.

Inoltre l’azienda sfrutta il calore in eccesso generato dai suoi computer in modo innovativo:
“Piuttosto che sprecare questo calore, lo utilizziamo per essiccare alimenti come mango o altre frutta”.

In questo modo l’azienda non solo riduce i rifiuti, ma anche l’emissione di CO2.

 

L’approccio adottato da GreenMining DAO non è solo ecologicamente responsabile, ma è anche vantaggioso per gli investitori. L’azienda offre la possibilità ai privati di acquistare azioni, diventando così parte integrante delle operazioni di mining come azionisti. In questo modo gli investitori hanno diritto di voto e possono influenzare le decisioni aziendali e, soprattutto, di condividere i frutti del loro investimento.

Infatti, l’azienda redistribuisce il 100% dei profitti ai suoi investitori, rendendola un’attività promettente e profittevole.

Oltre a ciò, i costi di mining dell’azienda sono notevolmente inferiori rispetto a quelli dei miner di Bitcoin al dettaglio, rappresentando solo il 60-70% dei costi dei concorrenti.

Questo approccio li rende un competitore forte sul mercato. Inoltre, il loro impegno verso un modello di economia circolare è evidente dalla loro determinazione a utilizzare i materiali in modo efficiente e prolungare la loro durata, riducendo così i rifiuti e l’impatto ambientale.

 

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