Una gemma crypto da 100X è sempre stata sotto i vostri occhi e non l’avete notata!

Christian Boscolo
| 8 min read

Nel mondo delle criptovalute si possono sempre trovare nuove gemme dal valore inestimabile. Basta dare un’occhiata alla nuova generazione di progetti Blockchain per scoprire che molti di loro hanno avuto prestazioni incredibili. Ci riferiamo in particolare a Celestia (TIA) a Sei (SEI), ma anche Cyber (CYBER), Band (BAND) Neutron (NTRN) o Kaspa (KAS), hanno più che raddoppiato il loro valore.

Non bisogna però essere dei nuovi token per garantire guadagni a doppia cifra. Ne è un fulgido esempio Solana, blockchain caduta in disgrazia dopo il fallimento di FTX che è passata in pochissimo tempo da 9 a 110 dollari.

A volte per dare il via a una bull run basta una scintilla, che deve però essere sostenuta da casi d’uso solidi e duraturi. Ne è un esempio concreto Chainlink (LINK), altro token che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi mesi. A guidare la sua crescita (che a nostro avviso proseguirà anche nel lungo periodo, ndr) è la sua solidità come oracolo, visto che è un punto di riferimento nel segmento da diversi anni e ha pochissimi competitor.

Seguendo lo stesso ragionamento: individuazione dei casi d’uso e presenza o meno di competitor, abbiamo individuato una gemma crypto che potrebbe fare anche 100X negli anni a venire per una serie di motivi che adesso andremo a spiegare. E non si tratta di un nuovo token appena uscito ma di una vecchia conoscenza. Siete pronti?

Alla scoperta di una gemma crypto: Arweave (AR)


Il token AR di Arweave, che ha debuttato nel 2020, ha una capitalizzazione di mercato di circa 645 milioni di dollari. Lo scopo della sua blockchain è quello di fornire soluzioni di archiviazione decentralizzate per tutti i progetti Web3. Oggi Internet è infatti estremamente centralizzato, con fornitori di cloud come Microsoft, Amazon e Google che guadagnano miliardi tramite i loro servizi cloud.

Il problema è che queste soluzioni di archiviazione non sono specifiche per la blockchain, oltre ad avere problemi legati ai costi di hosting e alla eccessiva centralizzazione che, in un prossimo futuro, potrebbe portare alla censura di alcuni contenuti. Inoltre, con il web hosting tradizionale, la maggior parte dei siti diventano inattivi anche dopo pochi anni per problemi di diverso tipo.

Questo problema è comunemente noto come “link rot” ed è effettivamente un grosso problema quando si tratta di applicazioni decentralizzate che dovrebbero rimanere sempre attive.

Il termine “link rot” (o “rotting link”) si riferisce al fenomeno per cui i collegamenti ipertestuali (link) su Internet diventano non funzionanti nel tempo. Questo accade quando le pagine web o le risorse online a cui i link puntano vengono spostate o cancellate, o quando l’URL cambia senza un reindirizzamento adeguato. Di conseguenza, il link originale non porta più alla risorsa desiderata, portando a una “pagina non trovata” o ad altri errori.

Arweave fornisce invece una soluzione in grado di memorizzare i dati permanentemente e di mantenerli decentralizzati, inoltre ha già ampiamente dimostrato la sua efficacia.

Blockchain come Ethereum, Solana, Avalanche, Cosmos, Polkadot e Near la stanno attualmente utilizzando come soluzione di backup per l’archiviazione.

Perché le Blockchain archiviano su Arweave?


Perché vari progetti crypto dovrebbero utilizzare un’archiviazione basata su un’altra blockchain invece della propria?

In una blockchain tutte le transazioni devono essere registrate permanentemente, ecco perché la memoria di storage necessaria per archiviarle aumenta giorno dopo giorno.

L’intera blockchain di Ethereum occupa oltre 11 gigabyte di dati, che devono essere scaricati per intero da chi vuole ospitare un nodo completo. Quindi, se espandiamo questo concetto per anni o decenni, le blockchain continueranno a crescere e avranno sempre bisogno di una maggiore capacità di archiviazione.

Lo sapevi che gli NFT non sono archiviati sulla Blockchain?


Un altro motivo per cui Arweave è popolare tra i progetti blockchain è legato agli NFT. La maggior parte dei metadati degli NFT ad oggi non vengono memorizzati sulla blockchain, contrariamente a quanto si creda.

Gli NFT non contengono infatti l’intero asset digitale a causa delle limitazioni di spazio e dei costi di memorizzazione sulla blockchain. Quello che viene memorizzato sulla blockchain è di solito un riferimento al metadato dell’asset, come un URL o un identificatore unico.

Questi metadati, che includono informazioni sull’asset digitale come immagini, video, descrizioni e altro, sono spesso ospitati su server esterni o servizi di cloud storage come ad esempio Amazon Web Service (AWS) o altri fornitori di servizi cloud. Questo significa che, sebbene la proprietà e la transazione dell’NFT siano registrate e garantite dalla blockchain, l’asset digitale associato potrebbe essere vulnerabile a rischi esterni, come la cancellazione o la modifica dei dati memorizzati su questi sevizi.

Se ad esempio i metadati sono memorizzati tramite un link che sperimenta il link rot e può andare offline, questo porterà a problemi di accesso all’NFT , anche se il token NFT rimane sulla blockchain di  Ethereum.

Se i metadati scompaiono, allora l’NFT diventa senza valore perché non può più tracciare il vero asset collezionabile. Questo è il motivo per cui gli NFT hanno bisogno di un archiviazione permanente per i loro metadati ed è per questo che vediamo sempre più blockchain utilizzare Filecoin e Arweave per questo scopo.

Filecoin e Arwave: le differenze tecniche


Arweave e Filecoin sono entrambi progetti blockchain che si concentrano sullo storage decentralizzato, ma hanno approcci diversi.

Arweave utilizza un protocollo chiamato Blockweave, che è una versione modificata della blockchain tradizionale. Il suo approccio si basa sulla memorizzazione di dati permanenti, dove ogni nuovo blocco è legato non solo al blocco precedente ma anche a uno casuale precedente, garantendo la sicurezza e l’efficienza nella verifica dei dati. Arweave mira a fornire uno storage permanente e unico per i dati, rivolto a lungo termine, ed è molto popolare per l’archiviazione di dati blockchain e NFT.

Filecoin utilizza invece lo standard IPFS (InterPlanetary File System), che permette di archiviare e condividere dati in modo decentralizzato ed è focalizzato su un mercato di storage dove l’offerta e la domanda determinano i prezzi. Ha una forte componente di incentivi per i fornitori di storage e mira a essere una soluzione scalabile per diversi tipi di dati.

Entrambi mirano a risolvere il problema dello storage decentralizzato, ma Arweave si concentra sullo storage permanente, mentre Filecoin sul mercato decentralizzato di storage.

Che cosa sono Blockweave e IPFS?


La tecnologia Blockweave di Arweave e l’InterPlanetary File System (IPFS) utilizzato da Filecoin sono entrambi sistemi innovativi per la gestione e lo storage dei dati, anche se funzionano in modi significativamente diversi. Ecco una spiegazione semplice ma dettagliata.

Blockweave è una variazione della tecnologia blockchain. Mentre una blockchain tradizionale collega ogni blocco al suo predecessore immediato, Blockweave collega ogni nuovo blocco non solo al blocco precedente ma anche a un blocco casuale già presente nella catena. Questo approccio facilita l’archiviazione di grandi quantità di dati. Nella blockchain standard, la verifica richiede la revisione di tutta la catena, ma con Blockweave, la verifica richiede solo un controllo su un numero limitato di blocchi, rendendo il processo più efficiente.

Blockweave è progettato per lo storage permanente dei dati. Questo significa che una volta che i dati sono inseriti nel Blockweave, sono destinati a rimanere accessibili per sempre. Grazie alla sua struttura unica, aumenta la sicurezza e rende più efficiente il processo di convalida dei dati, essenziale per garantire l’integrità a lungo termine dei dati archiviati. Ideale per archiviare dati che richiedono permanenza e affidabilità, come documenti legali, accademici, o storici.

IPFS è invece un sistema di file distribuito peer-to-peer che mira a rendere il web più veloce, sicuro e aperto. Si differenzia dalla struttura client-server tradizionale del web attuale. Invece di localizzare i dati in base al loro indirizzo server (come avviene con HTTP/URL), IPFS li recupera in base al loro contenuto, utilizzando un sistema chiamato “content-addressable storage”.

IPFS è un Internet File System creato da Protocol Labs e rilasciato nel 2015. Quando qualcuno ha bisogno di scaricare file dalla rete di IPFS, i dati sono memorizzati in una serie di posizioni diverse e devono essere messi insieme prima di essere accessibili. IPFS non è basato su una blockchain, anche se i suoi hash possono essere inclusi nei metadati di una transazione che utilizza una blockchain. Per questo è l’ideale per la condivisione decentralizzata e l’accesso efficiente ai dati, come la distribuzione di file multimediali, dati di grandi dimensioni, o archivi decentralizzati.

Anche Filecoin (FIL) utilizza IPFS, ma funziona in modo indipendente anche se si basa sugli stessi concetti. Infatti, ogni nodo della rete Filecoin è anche un nodo della rete IPFS. La differenza principale sta nel fatto che mentre IPFS è progettato per il recupero dei dati in un periodo di tempo più breve, Filecoin (FIL) è progettato per la durata dei dati in un periodo di tempo più lungo.

Perché Arweave e non Filecoin?


Entrambe le soluzione offerte, come abbiamo visto, sono valide e funzionanti anche se si applicano a settori e tipologie differenti. In questo caso però non vogliamo scegliere tra le due tecnologie. La nostra preferenza va ad Arweave perché il valore del token è fortemente sottovalutato.

Se guardiamo i dati fondamentali di Filecoin, attualmente il suo market cap è molto alto, con una capitalizzazione di mercato diluita pari a 10,7 milioni e ha solo il 22% circa di circolante, questo potrebbe portare a una forte pressione di vendita nella prossima bull run.

Arwave ha invece una una capitalizzazione diluita di 645mila dollari e un circolante che è quasi del tutto disponibile (99.17%). Per questo motivo potrebbe avere un maggiore spunto.

In realtà Arweave lo spunto l’ha già avuto a ottobre del 2023, visto che da quella data il suo valore è quasi triplicato passando da 3,9 dollari ai 9,8 attuali. Un 3X che non deve però scoraggiare considerati gli ampi margini di crescita di questa blockchain che, come abbiamo visto, ha un solo competitor.

Lo storage dei dati blockchain è il futuro


Insomma, lo storage dei dati, soprattutto quelli relativi ai dati Blockchain è in costante crescita. Come abbiamo appena visto esistono due player in questo settore e utilizzano due tecnologie differenti. A meno di sconvolgimenti tecnologici nei prossimi anni, Filecoin e ARweave continueranno a dominare il mercato dello storage.

E il mondo dello storage è in costante aumento non solo per l’aumentare dei progetti blockchain ma anche per la necessità di aumentare i backup all’aumentare del lavoro da casa e con la necessità di proteggere i dati da eventi atmosferici sfavorevoli, anch’essi purtroppo in costante aumento.

Per non parlare del crescere degli NFT (in momentanea flessione, ma si riprenderanno presto), dei Metaversi e dell’Intelligenza Artificiale.

Facile quindi pensare che in molti si rivolgeranno verso chi detiene le nuove tecnologie di storage decentralizzato che, oltre ad essere più sicure, sono anche molto convenienti.

 

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